Zona di manifattura vera, con reparti pieni di macchine che parlano fra loro. La sicurezza informatica qui non finisce alla porta dell'ufficio.
Il bassanese è un'area a forte vocazione industriale: metalmeccanica, lavorazioni conto terzi, ceramica, grafica e stampa, alimentare. Sono settori dove il fermo di una linea si misura in euro all'ora, e dove il patrimonio informatico non è fatto solo di documenti ma di programmi macchina, cicli di lavorazione e disegni.
Da Cittadella sono meno di venti chilometri. Lavoriamo con aziende di Bassano, Rosà, Cassola, Romano d'Ezzelino e dei comuni della valle con il modello che usiamo in tutta la zona: gestione continuativa dell'infrastruttura e sicurezza sorvegliata, non interventi a chiamata.
In molte aziende della zona la parte più delicata dell'infrastruttura non sta nel rack ma in produzione: controlli numerici collegati alla rete per ricevere i programmi, sistemi di supervisione, terminali di raccolta dati, apparati di collaudo. Sono sistemi che spesso girano su versioni di sistema operativo che nessuno può aggiornare perché il costruttore della macchina non le supporta oltre una certa versione.
Dire a un'azienda di aggiornare quelle macchine è inutile: non si può. Quello che si può fare è isolarle, cioè metterle in un segmento di rete separato dove possono parlare solo con quello che devono, sorvegliare quel traffico e ridurre al minimo indispensabile chi vi accede da fuori. È un lavoro di progettazione della rete, non di acquisto di licenze.
Un tornio con un sistema operativo di quindici anni fa non è un problema finché è raggiungibile solo da chi deve mandargli i programmi. Diventa un problema quando è sulla stessa rete della posta elettronica.
Nelle aziende che lavorano conto terzi, i disegni e i cicli di lavorazione del committente sono spesso coperti da accordi di riservatezza stringenti. Una violazione che espone quei file non è solo un problema tecnico: è un problema contrattuale con il cliente più importante.
Per questo, oltre al backup e alla protezione degli endpoint, su queste realtà lavoriamo molto sul controllo degli accessi: chi può vedere cosa, cosa succede quando una persona lascia l'azienda, come vengono scambiati i file con l'esterno. Sono misure poco appariscenti che reggono bene quando qualcuno viene a chiedere conto.
Nella maggior parte dei casi sì, ma va progettato prima e fatto per gradi. La segmentazione della rete si costruisce in parallelo a quella esistente e si sposta un reparto alla volta, tipicamente sfruttando le fermate già programmate o i turni scarichi.
Quello che serve dalla vostra parte è l'elenco reale di cosa deve parlare con cosa: quale macchina riceve i programmi da quale postazione, chi fa teleassistenza, quali flussi passano verso il gestionale. È la parte che richiede più tempo, ed è anche quella che nessun fornitore può fare da solo.
Si accetta che restino come sono e si cambia il contesto in cui vivono. In pratica: rete separata, regole che consentono solo le comunicazioni necessarie, nessun accesso a internet diretto, accessi dei manutentori nominali e attivati su richiesta, sorveglianza del traffico anomalo.
È l'approccio standard per i sistemi non aggiornabili e funziona, a condizione che sia progettato e non improvvisato con qualche regola aggiunta al firewall nel tempo.
Per il servizio no. Da Cittadella a Bassano sono meno di venti chilometri e la gran parte del lavoro si fa comunque da remoto: la provincia sulla targa non incide né sui tempi né sul contratto. L'unica cosa che consigliamo di verificare, con noi come con chiunque, è che gli interventi in sede siano previsti dal contratto e non fatturati come trasferta ogni volta.
Se la risposta è un numero che fa impressione, vale la pena spendere un'ora per un assessment gratuito dell'infrastruttura. Il report ve lo lasciamo scritto.